24 Feb

Recensione del libro “Contro la decrescita” di Luca Simonetti

Contro la decrescita di Luca SimonettiQuesto è un libro più che mai necessario per chi come noi si è dato la missione di sfatare i falsi miti ed andare al cuore dei problemi con il ragionamento.

“Contro la decrescita” è infatti un pamphlet che capitolo per capitolo smonta le tesi principali di quell’eterogeneo movimento di pensiero che vede nella decrescita il rimedio ad ogni male del mondo moderno.

Un libro che aiuta a comprendere un fenomeno, quello dell’irrazionalità preconcetta, che va diffondendosi come un temibile virus.

C’è un filo rosso che lega fra loro molte recenti manifestazioni di irragionevolezza ed intolleranza: i No TAV, Stamina, il metodo Di Bella, la guerra ai vaccini, le lotte per quella che viene chiamata ”famiglia tradizionale”, il pregiudizio contro gli OGM.

Le teorie sulla decrescita si inseriscono idealmente in questo filone intriso di ideologia, con il loro pregiudizio antiscientifico, il mito del ritorno ad un’età primordiale, ad un ideale stato di natura, l’idea che un’agricoltura di sussistenza possa costituire il rimedio alle storture dello sviluppo.

Storture che pur ci sono. Ed infatti l’autore precisa di condividere molte preoccupazioni da cui prendono le mosse i decrescenti, convinto anch’egli che stiano avvenendo significative alterazioni climatiche, che alcune risorse naturali si stiano esaurendo, che i suoli si impoveriscano, che le falde acquifere si inquinino.

Proprio perché questi temi ci stanno a cuore, come afferma l’autore, dovremmo evitare di farne una semplice moda, di ricamarci sopra sterili slogan. Dovremmo, invece, ragionarci sopra e studiare a fondo cause e soluzioni.

E se si ragiona un attimo sulle soluzioni propugnate dai decrescenti, ci si accorge che si tratta di rimedi assolutamente inefficaci e contro producenti.

Ci si renderà conto presto, ad esempio, che arrestare la crescita è una manovra che agevola le classi più ricche, limitando la redistribuzione del reddito che trova il suo presupposto nelle imposte sulla produttività.

Ci si accorgerà, inoltre, che l’agricoltura di sussistenza comporta un inevitabile impoverimento del suolo e che risulta molto meno capace di sfamare di quella industriale.

Ci si accorgerà che non è lo scambio di un bene con il denaro che ne può alterare la natura rendendolo solo per questo motivo superfluo.

In sostanza, quella dei decrescenti è una teorica violenta, che ha la pretesa di imporre il proprio punto di vista stabilendo non solo cosa dobbiamo mangiare, ma anche quando dobbiamo sentirci sazi.

Alla base di tutto vi è il rifiuto del razionalismo e delle conquiste dell’Illuminismo. Ed è facile capire perché certe tesi prendano così tanto piede: quanto più facile e sicuro è credere dogmaticamente a qualcosa che, se fosse vera, comporterebbe un miglioramento della nostra condizione? In quel “se fosse vero” sta il cuore del problema, perché ragionando a fondo sulle tesi dei decrescenti ci si accorge che semplicemente quello che vanno dicendo non è vero.

La ricerca di Simonetti arriva fino all’origine dei pregiudizi che stanno dietro alle tesi dei decrescenti, individuandola a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, nel solco tracciato da filosofi come Adorno e Horkheimer, quando va affermandosi una mal intesa identificazione fra scienza e capitalismo che trasforma l’odio contro quest’ultimo non già in odio contro l’uso capitalistico della scienza, ma in avversione contro la scienza di per sé.

Per altri versi, su tale solco, è nella crisi del marxismo del Novecento che si afferma un pregiudizio antipositivistico ed irrazionalistico che arriva alla assurda conclusione di ripudiare millenni di evoluzione per il timore di ciò che la modernità comporta.

Gli ultimi tre capitoli del libro valgono l’intero prezzo: “La scienza e la tecnica”, “Il progresso e l’illuminismo” e “Conclusioni, il ritorno di un’ideologia antica”. In questi tre capitoli, più che in tutti gli altri, l’autore traccia un percorso critico che costituisce in realtà un manifesto per il recupero di un modo di pensare “illuminato” dalla valenza universale.

Per chi la pensa come noi, una chiara indicazione di metodo per approcciare lo studio delle cose della vita.

La citazione finale di Italo Calvino rappresenta la degna chiusura di un libro che è prima di tutto un bellissimo invito alla ragionevolezza:

Abbiamo capito che di scacchi alla ragione continueranno ad essercene uno ogni dieci minuti, ma il bello è vedere ogni volta quale ponte sei capace di costruire per passare dall’altra parte e continuare la tua strada.

Il libro è disponibile anche su Amazon.